Ritrovato in Italia un testo antichissimo: una scoperta straordinaria

Un testo antichissimo è stato da poco ritrovato in Italia. Scopriamo di cosa si tratta e dove possiamo ammirare questa straordinaria scoperta.

Il testo antichissimo ritrovato è stato effettuato all’interno dell‘Archivio storico diocesano di Trapani, un frammento antichissimo del Corano, che risulta essere la testimonianza più antica della presenza islamica in Sicilia.

Questa straordinaria scoperta è stata resa possibile grazie al costante impegno degli studiosi dell’Università di Milano e del Museo San Rocco di Trapani, insieme al prezioso lavoro di riordino condotto dalla vicedirettrice Stefania La Via e dal gruppo di archivisti della Diocesi.

Il frammento, un foglio di pergamena rinvenuto nel 2010 e custodito nella legatura dell’Archivio di Trapani, è emerso dalla sua oscura custodia grazie a un accurato processo di riordino scientifico. Ciò ha permesso di portare alla luce un documento straordinario, che per lungo tempo è stato utilizzato come copertura per un registro di annotazioni matrimoniali risalente alla prima metà del XVI secolo nel territorio di Calatafimi.

L’importanza di questo ritrovamento è stata sottolineata da Paolo Barresi dell’Università Kore di Enna e Michele Giacalone, presidente dell’associazione Amici del Museo San Rocco, che hanno promosso uno studio approfondito del reperto con il coinvolgimento del professor Giuseppe Mandalà, esperto di Storia dei Paesi islamici dell’Università Statale di Milano.

Cosa contiene l’antichissimo testo ritrovato?

L’analisi paleografica condotta dal professor Mandalà ha rivelato che il frammento contiene versetti della sura delle Api del Corano, risalenti al IX o al X secolo, attribuibili all’epoca araba della Sicilia.

Si tratta di una delle più antiche testimonianze manoscritte del libro sacro dell’Islam presenti nell’isola, contribuendo così in modo significativo alla comprensione di questo periodo storico così poco documentato.

Ulteriori indagini scientifiche sono in corso presso l’Università di Cambridge, dove sono stati prelevati campioni di pergamena per analisi genetiche che hanno confermato la loro natura di pelle di pecora. Tuttavia, il frammento rimane ancora sotto studio e non è stato catalogato. Gli esiti dettagliati di queste analisi saranno presto pubblicati in uno studio destinato a una rivista specializzata.

Monsignor Liborio Palmeri, direttore dell’Archivio diocesano, ha sottolineato l’importanza storica straordinaria di questo ritrovamento, che arricchisce il patrimonio culturale della Diocesi di Trapani e della città stessa.

Questo straordinario reperto paleografico non solo dimostra la competenza dell’Archivio di Trapani, ma va oltre, aprendo la porta alla possibilità che un giorno possa essere reso accessibile a un vasto pubblico in un ambiente sicuro, offrendo così a tutti la possibilità di apprezzare e studiare questo importante pezzo della storia siciliana e islamici.

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