L’umanità sparirà tra due anni: la previsione che mette i brividi

Le previsioni apocalittiche sono sempre state oggetto di dibattito, ma quando uno scienziato suggerisce che l’estinzione dell’umanità potrebbe avvenire nel 2026, le persone iniziano a prestare attenzione.

È quanto accaduto con le teorie del fisico Heinz von Foerster, che ha elaborato una formula che individua il punto critico per la sopravvivenza della nostra specie. Tuttavia, quanto credibile è questa profezia? E quali sono le misure preventive che possiamo adottare? Le prefezie, antiche e moderne, hanno sempre catturato l’immaginazione umana, suscitando timore, speranza e curiosità. Esplorare il loro fascino significa scrutare nel mistero del futuro e della nostra stessa esistenza.

Le previsioni di Foerster affondano le radici nella teoria della sovrappopolazione, un problema affrontato già nel XVIII secolo da Thomas Robert Malthus. Secondo questa prospettiva, se la crescita demografica non viene frenata, l’umanità rischia di superare l’offerta alimentare disponibile. Ma questa volta sembra che le cose siano più serie, poiché le previsioni si basano su complesse equazioni matematiche e non su intuizioni.

Uno studio preoccupante che mette i brividi

Secondo Foerster, il 13 novembre 2026 segnerà la fine dell’umanità. Ma qual è il fondamento scientifico di questa previsione? L’idea di Foerster è che la prosperità porterà inevitabilmente alla morte: se la popolazione continua a crescere senza controllo, si raggiungerà un punto critico oltre il quale le risorse saranno insufficienti per sostenere la vita umana. Tuttavia, la previsione di Foerster non tiene conto di molte variabili, come l’evoluzione demografica nel corso degli anni.

Sebbene la popolazione mondiale continui a crescere, non lo fa al ritmo previsto da Foerster. Inoltre, molte nazioni hanno adottato politiche di controllo delle nascite che potrebbero mitigare il problema della sovrappopolazione. Tuttavia, la situazione rimane critica, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, dove le risorse sono limitate e l’accesso ai contraccettivi è difficile.

Mentre il 2026 sembra essere un lontano incubo, le sfide legate alla sovrappopolazione e alla scarsità di risorse non possono essere ignorate. Le politiche demografiche, come il controllo delle nascite, potrebbero offrire una soluzione a lungo termine. Tuttavia, è fondamentale adottare misure concrete ora per affrontare le sfide attuali, come il cambiamento climatico e la distribuzione equa delle risorse.

Mentre la fine del mondo nel 2026 potrebbe essere esagerata, è chiaro che il problema della sovrappopolazione e della scarsità di risorse deve essere affrontato con serietà e determinazione. Solo così potremo garantire un futuro sostenibile per le generazioni a venire.

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