Rischio tsunami in Italia: aumenta la paura. Ecco perché

Rischio tsunami in Italia: aumenta la paura. Andiamo a scoprire cosa sta accadendo nel nostro paese e perché c’è tanta preoccupazione. 

Il crescente interesse nei confronti del cambiamento climatico e dei disastri naturali imprevedibili ha portato all’attenzione un antico fenomeno che potrebbe avere gravi conseguenze in Italia e nell’intera regione del Mar Mediterraneo. Una recente spedizione scientifica ha confermato che l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, sta gradualmente sprofondando nel Mar Ionio.

Questo fenomeno, sebbene non sia nuovo agli occhi dei ricercatori, ha ora ottenuto risposte più concrete, suscitando preoccupazioni sui potenziali rischi che comporta per la nostra sicurezza. Durante la spedizione Meteor M198, organizzata dal Centro di Ricerca Oceanografica Geomar di Kiel, in Germania, e durata 13 giorni al largo delle coste di Catania, sono stati raccolti dati e osservazioni significativi.

Esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno collaborato con un team internazionale per esplorare le parti sommerse del vulcano, dove la terra si fonde con il mare in un intricato rapporto poco compreso. L’obiettivo principale era comprendere se il fianco dell’Etna a Sud Est si stesse spostando verso il Mar Ionio come un’unica entità o in frammenti separati, oltre a indagare sulle cause di questo fenomeno.

Cosa sta accadendo all’Etna e gli scenari possibili

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I movimenti lenti ma costanti dell’Etna sono monitorati da anni dall’INGV, con un’attenzione particolare anche alle porzioni sommerse del vulcano, come spiega Alexander Bonforte, ricercatore dell’INGV coinvolto nella spedizione M198. Questi spostamenti, sebbene solitamente non rappresentino una minaccia diretta, potrebbero, in determinate circostanze, causare terremoti e frane sottomarine, con il rischio aggiuntivo di generare eventi sismici di grande magnitudo o veri e propri tsunami.

L’approccio multidisciplinare adottato durante la spedizione ha permesso di raccogliere campioni di rocce e sedimenti, mappare i fondali marini utilizzando tecnologie avanzate come sonar multibeam e droni subacquei, e applicare tecniche geodetiche innovative per rilevare deformazioni attive legate alla faglia di Acitrezza fino a una profondità di 1.200 metri.

Inoltre, sono stati installati nuovi sistemi per monitorare i cambiamenti di pressione e temperatura dell’acqua nei sedimenti marini vicino alla faglia, al fine di anticipare eventuali movimenti del vulcano e minimizzare i rischi di tsunami. Studiare l’Etna sommerso non solo aggiunge conoscenze al vasto repertorio scientifico su questo vulcano ma solleva anche nuove domande che potranno essere esplorate nelle future ricerche.

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