Il “cibo industriale” porta alla depressione: la scoperta

Il “cibo industriale” porta alla depressione: la scoperta che porta alla luce una teoria che in pochi avrebbero potuto immaginare nonostante si ipotizzi in alcuni la scarsa qualità di questi prodotti di larga scala. 

La nostra alimentazione si è notevolmente discostata da quella dei nostri antenati. Oggi, anziché optare per ingredienti genuini e cibi naturali, ci affidiamo sempre più spesso a soluzioni rapide come alimenti pronti, salse industriali e prodotti confezionati. Questo cambiamento, sebbene semplifichi la vita in cucina, solleva interrogativi sul suo impatto sulla nostra salute. Gli esperti nutrizionisti avvertono da tempo che l’eccessivo consumo di alimenti industrialmente lavorati potrebbe comportare rischi per la salute, oltre a quelli già noti legati al contenuto di sale, zuccheri e altre sostanze poco salutari.

Un recente studio pubblicato sul British Medical Journal ha confermato questi timori: una dieta ricca di cibi ultraprocessati è associata a un aumento del rischio di sviluppare ben 32 gravi patologie, tra cui disturbi cardiaci e polmonari, tumori e problemi psicologici come ansia e depressione.

Ma cosa si intende esattamente per cibo ultraprocessato? Si tratta di una vasta gamma di prodotti sottoposti a un’elevata lavorazione industriale, che altera significativamente la composizione originale degli alimenti. Patatine, snack confezionati, bevande gassate e alimenti preconfezionati sono solo alcuni esempi di questi prodotti, riconoscibili per la loro lunga lista di ingredienti artificiali e per il processo estremo di trasformazione delle materie prime.

Un dato che fa riflettere

Il cibo industriale
Il cibo industriale

In paesi come il nostro, dove la tradizione culinaria è importante e si presta attenzione alla qualità degli ingredienti, i cibi ultraprocessati contribuiscono al 20-30% delle calorie giornaliere. In altri paesi, come gli Stati Uniti, questa percentuale raggiunge addirittura il 60%.

La comunità scientifica da tempo studia gli effetti di questa dieta così diversa da quella tradizionale sulla salute umana. Un recente studio condotto da ricercatori provenienti da diverse università americane ha esaminato una vasta gamma di ricerche pubblicate negli ultimi tre anni, coinvolgendo complessivamente più di 10 milioni di persone. I risultati sono allarmanti: l’alto consumo di cibi ultraprocessati è associato a un aumento del rischio di 32 gravi condizioni di salute. Questi includono malattie cardiovascolari, disturbi psicologici come l’ansia e la depressione, diabete e obesità.

Anche se la natura degli studi epidemiologici non permette di stabilire un legame causale diretto, l’accumularsi di prove è convincente. Gli autori dello studio sottolineano l’urgenza di approfondire i meccanismi alla base di questo fenomeno e di adottare misure di salute pubblica per ridurre il consumo di cibi ultraprocessati e migliorare la salute della popolazione.

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