Guerra Russia-Ucraina, la profezia di Fatima che fa paura

Il 25 marzo 2024 segnerà un momento significativo nella storia contemporanea, poiché Papa Francesco compirà un gesto senza precedenti di pace e riconciliazione, ispirato dalle profezie di Fatima, nel contesto del conflitto tra Russia e Ucraina.

In risposta alla crescente tensione nel conflitto in corso, il Santo Padre ha rivolto le sue preghiere ai bambini innocenti coinvolti negli eventi in Ucraina, sottolineando l’urgenza di pace e comprensione tra le nazioni coinvolte. Papa Francesco ha legato i destini di questa guerra alle profezie di Fatima, riconoscendo un’importante connessione spirituale e geopolitica.

Le profezie di Fatima, apparse nel 1917, predissero eventi di portata mondiale e la necessità di pace e conversione. La Madonna avvertì che senza ascoltarla, il mondo avrebbe subito guerre e sofferenze, offrendo una visione profetica del futuro.

Il 25 marzo, durante la celebrazione della Penitenza nella Basilica di San Pietro, Papa Francesco consacrerà la Russia e l’Ucraina all’Immacolato Cuore di Maria. Questo gesto ecumenico e simbolico, annunciato dal portavoce della Santa Sede, Matteo Bruni, sarà replicato a Fatima dal cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità. La decisione di consacrare queste nazioni ha radici profonde nelle profezie di Fatima, che prevedevano eventi legati alla Russia e al mondo intero, con conseguenze sulla pace e sulla Chiesa.

La consacrazione è un passo significativo verso la pace mondiale

La Chiesa cattolica vede nella consacrazione della Russia un passo significativo verso la pace mondiale, con i vescovi ucraini di rito latino che hanno sostenuto questa iniziativa nella speranza di un impatto salvifico conforme alle profezie. In un momento di crescente incertezza, la consacrazione diventa un atto di fiducia nella preghiera e nella ricerca della pace, offrendo una via di speranza e riconciliazione.

Tuttavia, le parole del Papa hanno suscitato critiche, in particolare per aver fatto appello all’Ucraina affinché sollevasse la bandiera bianca e negoziassero, senza rivolgersi alla Russia, l’aggressore nel conflitto. Alcuni ritengono che il Papa avrebbe dovuto rimanere neutrale o optare per il silenzio, rispettando il principio di non interferenza negli affari interni degli Stati.

Le critiche rivolte a Papa Francesco, indipendentemente dal suo ruolo morale e religioso, evidenziano le sfide e le complessità di intervenire in situazioni geopolitiche delicate. Tuttavia, la sua iniziativa rimane un segno di speranza e di impegno per la pace in un mondo segnato da tensioni e conflitti.

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